“I lardechelle” (le attinie o anemoni di mare)

di Massimiliano Bello

ManfredoniaTra le nostre antiche prelibatezze di mare (oggi cucinate in loco n forma minore), vanno inserite le attinie o anemoni di mare, un tempo pescate in gran quantità lungio la nostra costa. Possono raggiungere se non vengono catturate anche grandi dimensioni. Vivono attaccate agli scogli lungo la nostra costa ed è possibile pescarle utilizzando una forchetta ritorta fissata ad un’asta. Attenzione, però quando si raccolgono perché    sono provviste di cellule urticanti nei loro tentacoli che provocano rossore, prurito e gonfiamento della parte del corpo dove si attaccano le spore dell’attinia. Spesso ho fotografato e effettuato video clip di anziani pescatori che si dedicavano a questo tipo di pesca lungo la costa sul Lungomare di Siponto e in zona “Calafiche” (Calafico), localià nei pressi del porto industriale. Alcune volte, approfittando della bassa marea le ho pescate anch’io. Alcuni esemplari di grandi dimensioni raggiungono anche il peso di due-trecento grammi. In loco, un tempo i pescatori anziani, per guadagnare qualche soldino, li pescavano e li vendevano a domicilio “ai segnùre” alle famiglie benestanti locali e a clienti abituali che ne facevano richiesta. Un tempo, in loco, sempre con riferimento alle attinie vigeva il detto: “Ah, nu fritte de lardechèlle mò, che sarrije!”  A tal riguardo è usanza tuttora (ora in forma minore) infarinarle e friggerle in una padella con olio abbondante. Meglio se con olio extravergine di oliva, perché diventano più gustose. Prima di infarinarle ponetele in un cestino o in uno scolapasta e lavatele ben bene con acqua corrente e sale. Io preferisco, dopo la cattura, metterle in una rete e risciacquarle, agitandole con forza in acqua di mare per eliminare i granelli di sabbia, piccoli residui di fango e qualche piccolissimo sassolino che solitamente si insedia nella parte superiore del loro corpo molliccio oppure tra e i tentacoli.

A proposito di cellule urticanti delle attinie, voglio raccontare di quando ero ragazzino e con le mie sorelle durante l’estate “dope a Madònne u Carmine” (dopo la Festa della Madonna del Carmine) così imponeva mia madre, andavamo a fare il bagno in una zona di mare detta “a Cunzarije”. Sito così denominato perchè nei pressi c’era un tempo una conceria per la lavorazione delle pelli gestita dal padre del bravo scultore del legno Cosimo Del Nobile. Per la storia, nel 1959 vicino lo stesso sito di mare, l’imprenditore Tonino Pesante fece costruire il mitico Hotel Gargano. Sempre “alla Cunzarije”, ricordo che mentre giocavo in acqua con altri ragazzini, vicino a noi c’era un bambino più piccolo, che faceva   il bagno “all’anite” nudo. Il piccolino, poiché si era seduto inconsapevolmente su una grosso esemplare di “lardechèlle” (attinia) fu punto al pisellino. Il piccino, poverino, appena colpito dall’attinia si mise a gridare e a piangere irrefrenabilmente per il dolore. Incredibilmente, le cellule urticanti dell’attinia avevano fatto ingrandire in maniera smisurata l’organo genitale del bambino. Fu immediatamente portato al vicino pronto soccorso, che era una struttura “na barracche” che si trovava nei pressi “da Cunzarije” dove ricordo fu prontamente assistito e curato dalla signorina Caratù, una infermiera giunonica che prestava servizio presso l’ufficio sanitario del Comune di Manfredonia, con compiti di addetta “ai nestre” alle vaccinazioni.  Quindi, uagnì, una raccomandazione, se dovete pescare le attinie, fate attenzione nel corso della cattura alle parti più delicate del vostro corpo. A tal riguardo, rammendo che mia madre, quando qualcuno dei figli veniva punto a mare da qualche attinia o medusa, come arrivava a casa   metteva immediatamente un po’ di olio di oliva sulla parte irritata, che leniva in breve tempo il dolore, il gonfiore e il prurito.  Comunque, da tempo ci sono rimedi professionali utilizzati per le punture delle attinie. Le lesioni possono essere trattate con cloruro di alluminio “u vègete d’alluminje” e nei casi più gravi utilizzando antistaminici e cortisone.

Manfredonia: fine anni ’60, quando le famiglie “ievene ai bagne” lungo la scogliera

**LE ATTINIE O ANEMONI DI MARE

Alla sottoclasse degli Esacoralli appartiene l’ordine Actinaria che comprende le attinie conosciute anche come anemoni di mare. Hanno un corpo molliccio a forma di sacco cilindrico con numerosi tentacoli urticanti. A detta di esperti, le specie conosciute nel mondo sono circa un migliaio e sono tra gli animali invertebrati più antichi tuttora esistenti. Le attinie vivono da in acque poco profonde fino ai grandi abissi. Poiché sono animali attaccati al fondale se vengono disturbati emettono subito piccoli filamenti infischianti urticanti e poi si ritraggono fino a sparire nella loro tana. Lungo le coste del Golfo di Manfredonia, in acque basse, vive la comunissima “anemonia sulcata” che è quella che viene utlizzata nella cucina sipontina. Un altro tipo di attinia presente nelle zone di mare del Golfo di Manfredonia è l’attinia equina “actinia equina” meglio conosciuta come pomodoro di mare e denominata in loco “u pecciòne da reggine” (la vagina della regina). Molti esemplari dell’actinia equina, vivono nel nostro mare attaccati ai blocchi di cemento utilizzati come frangiflutti sul retro dei due bracci di levante e di ponente del porto peschereccio e anche lungo le pareti di cemento del porto industriale, dove ho fotografato nel tempo  alcuni esemplari. Il pomodoro di mare, così è denominato anche l’actinia equina, quando è sommerso dall’alta marea si apre mettendo in bella vista una corolla di tentacoli coloratissimi. Con l’arrivo della bassa marea si chiude facendo scorta di acqua per non disidratarsi. Un’ ultima annotazione sulle attinie, è quella che hanno lunga vita.

(A cura di Franco Rinaldi – cultore storia e tradizioni di Manfredonia)

Pubblicato il 7 Luglio 2019